La memoria del passato, il valore della pace e la responsabilità di costruire un futuro fondato sul rispetto e sulla convivenza civile. Sono stati questi i temi al centro della celebrazione del 4 Novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, che si è svolta a Campomarino davanti al Monumento ai Caduti di via Marconi.
Una cerimonia partecipata, alla presenza delle autorità civili e militari, delle associazioni, delle istituzioni scolastiche e di numerosi cittadini, che ha visto l’Omnicomprensivo di Campomarino assumere un ruolo di primo piano.
Attraverso la musica, le parole e le testimonianze degli studenti, la commemorazione si è trasformata in un momento di intensa riflessione, capace di intrecciare il ricordo di quanti hanno sacrificato la vita per il Paese con un messaggio di pace rivolto soprattutto alle nuove generazioni.
Promossa dal sindaco Vincenzo Norante e dall’Amministrazione comunale, la manifestazione si è aperta con la deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti, in omaggio a quanti hanno sacrificato la propria vita per la Patria, la libertà e la dignità del popolo italiano. A seguire, il solenne momento dell’alzabandiera ha reso ancora più significativa la commemorazione.
Un gesto carico di significato, dietro il quale si raccolgono le storie di uomini, spesso giovanissimi, strappati agli affetti e ai propri progetti. Ogni nome inciso nella pietra custodisce, infatti, una vicenda personale e familiare che continua a interrogare la coscienza collettiva.
A dare voce alla memoria attraverso il linguaggio universale della musica sono stati gli alunni della classe 3ª B della scuola secondaria di primo grado, diretti dalla professoressa Rosanna Fanzo. I ragazzi hanno interpretato ‘La guerra di Piero’, accompagnando il brano con le voci e lo strumentario Orff.
Un’esibizione intensa ed evocativa, che ha riportato al centro della commemorazione l’assurdità della guerra e il valore irrinunciabile della pace.
Nel suo intervento, il sindaco Vincenzo Norante ha sottolineato come il 4 Novembre non sia soltanto una ricorrenza legata alla storia nazionale, ma rappresenti un’occasione per riaffermare principi fondamentali anche per il presente.
Soffermandosi sul significato della corona deposta al monumento, ha precisato che non si tratta di un semplice atto formale, bensì di un segno concreto di riconoscenza verso quanti hanno dato la vita per il Paese.
«Dietro ogni nome inciso nella pietra c’è una storia, una famiglia e il dolore di chi ha atteso invano il ritorno di una persona cara», ha evidenziato il primo cittadino, richiamando il dovere di custodire questa eredità e trasmetterla alle generazioni future.
Un pensiero particolare è stato rivolto al dirigente scolastico, ai docenti e soprattutto agli alunni, la cui presenza ha conferito alla giornata un significato ancora più profondo. Il sindaco ha rimarcato l’importanza di far sì che il ricordo non rimanga confinato nei libri di storia o nelle parole degli adulti, ma diventi patrimonio dei giovani e si traduca in un impegno concreto per la pace.
A seguire, il dirigente scolastico, professor Guido Rampone, ha espresso un sentito ringraziamento agli insegnanti e agli studenti per il lavoro svolto quotidianamente nella formazione dei cittadini di domani.
Al centro del suo discorso, il valore del perdono e del rispetto, condizioni indispensabili per una convivenza civile autentica. Anche di fronte a incomprensioni e contrasti, ha sottolineato, è necessario imparare a superare gli screzi attraverso il perdono, riconoscendo nell’altro una persona da rispettare.
Un principio da coltivare fin dalla scuola dell’infanzia e da estendere a tutti gli ambiti della vita sociale: dai rapporti interpersonali alle relazioni tra le istituzioni, fino ai diversi ruoli che ciascuno ricopre nella comunità. Solo attraverso il rispetto reciproco, infatti, è possibile dialogare, crescere e costruire legami positivi.
Particolarmente significativi gli interventi degli alunni delle classi quinte della scuola primaria dell’Omnicomprensivo, che hanno interpretato il senso della ricorrenza con la sensibilità e la spontaneità proprie della loro età.
Francesco ha ricordato come il 4 Novembre non sia soltanto una data da studiare sui libri o un elenco di battaglie lontane, ma un’occasione per comprendere il sacrificio di quanti hanno combattuto per l’unità dell’Italia. La sua riflessione si è concentrata soprattutto sulla pace, descritta come «una grande casa che va costruita e curata ogni singolo giorno», attraverso i gesti e le scelte della quotidianità.
Gabriella ha approfondito questo messaggio, sottolineando che la pace non coincide semplicemente con l’assenza di conflitti, ma prende forma nei luoghi in cui si vive e si incontrano gli altri. Nasce dall’ascolto, dal rispetto delle opinioni diverse, dall’aiuto a chi è in difficoltà e dalla capacità di risolvere i contrasti senza ricorrere alla violenza. Un invito a comprendere come ciascuno, anche attraverso gesti apparentemente piccoli, possa contribuire a rendere la comunità più accogliente e solidale.
Giulio ha invece dedicato il proprio intervento alle Forze Armate, ricordando il ruolo delle donne e degli uomini impegnati a proteggere la popolazione e ad affrontare le situazioni di emergenza. La sua riflessione si è poi allargata al significato più profondo del coraggio, che non si manifesta soltanto davanti ai pericoli, ma anche nelle scelte di ogni giorno: difendere chi viene deriso, riconoscere i propri errori, chiedere scusa, aiutare gli altri senza aspettarsi nulla in cambio e preferire il dialogo alla violenza.
Di particolare intensità anche la riflessione di don Antonio Mastantuono, parroco di Nuova Cliternia, che ha invitato i presenti a riscoprire il significato più profondo della parola «memoria».
Attraverso un suggestivo richiamo linguistico al termine ebraico rechem, associato al grembo materno, il sacerdote ha proposto un’immagine capace di racchiudere il senso dell’intera commemorazione: «L’utero è il luogo in cui si genera la vita; la memoria è il luogo in cui si tiene in vita la vita».
Ricordare, dunque, non significa limitarsi a guardare indietro, ma riportare nel cuore le vicende e i sacrifici di chi ci ha preceduto, affinché continuino a generare consapevolezza e a orientare il futuro. La memoria diventa così non un semplice esercizio di ricostruzione del passato, ma una responsabilità da assumere nel presente.
Da qui l’invito rivolto soprattutto ai ragazzi a diventare «seminatori di pace». Perché, come ha ricordato don Antonio, la pace non nasce soltanto dalle decisioni dei grandi uomini, ma cresce come l’erba in un giardino: nelle famiglie, nelle scuole, nelle strade e nelle piccole comunità.
A suggellare la mattinata sono state le note dell’Inno nazionale di Mameli, eseguito dalle voci degli alunni delle classi quinte della scuola primaria dell’Omnicomprensivo. A curare la parte strumentale e vocale sono stati i professori, Rossella Borrelli, Marisa Cifelli, Nadia Ranallo e Paolo Castellitto.
A condurre la manifestazione è stato Nicolino Candigliota, che ha accompagnato con sensibilità i diversi momenti della cerimonia, arricchita dalla presenza compatta delle istituzioni locali e delle associazioni del territorio.
La celebrazione si è conclusa lasciando alla comunità un messaggio che supera il significato della ricorrenza. Il ricordo dei Caduti si è intrecciato con le parole delle istituzioni, della scuola e della comunità religiosa, trovando nelle riflessioni degli studenti una testimonianza concreta di come i valori della memoria debbano tradursi in comportamenti quotidiani.
Perché la pace non è un’eredità da custodire passivamente, ma una conquista da alimentare ogni giorno. E se la memoria mantiene vive le storie di chi ci ha preceduto, sono le nuove generazioni, attraverso il rispetto, il perdono e il dialogo, a poter dare forma a un futuro diverso, nel quale la guerra non trovi più spazio.
Eliana Ronzullo
https://termolionline.it/2026/11/attualita/campomarino-celebra-il-4-novembre-le-nuove-generazioni-custodi-della-memoria/
